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Bryophyta
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Le mwbabriofite o mwbqmuschi (mwbgBryophyta mwbwSchimp.) sono una mwcqdivisione di mwcgembriofite prive di mwcwtessuto vascolare. Si tratta del gruppo più diversificato tra le mwdapiante non vascolari, con quasi mwdq12000 mwdgspecie.cite-ref-bn-1-0[1]

Le briofite sono generalmente caratterizzate da tessuti vascolari non lignificati: l'assorbimento ed il trasporto dell'acqua e dei soluti necessari avviene generalmente per mwfacapillarità e interessa tutta la superficie della pianta. In alcune specie sono presenti dei cordoni di mwfqcellule con funzione conduttrice: queste strutture non sono molto efficaci e sono prive di funzione di sostegnocite-ref-2[2]. La mancanza di un sistema di conduzione impedisce lo sviluppo in altezza: le briofite sono piante di dimensioni piuttosto ridotte e con crescita generalmente orizzontale.

I particolari adattamenti sviluppati dalle briofite sia a livello vegetativo che a livello riproduttivo sono di grande interesse per comprendere lo studio dell'evoluzione delle piante terrestricite-ref-3[3].

Contents

Limiti
Note

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Descrizione

Le briofite differiscono dalle piante vascolari (mwnqTracheophyta) perché mancano di strutture vascolari cioè il fusto, i vasi conduttori, le radici e foglie completamente differenziate e mwnglignificatecite-ref-ubc-4-0[4]cite-ref-epos-5-0[5]. La mancanza di tessuti di trasporto limita le dimensioni delle briofite: l'altezza è inferiore nella maggior parte delle specie a 6 centimetri. La più grande briofita conosciuta è un muschio dell'mwpwAustralia e della mwqaNuova Zelanda: mwqqmwqgDawsonia superba. Questa specie raggiunge i 75 centimetri di altezza. Le più piccole briofite hanno invece dimensioni inferiori al millimetro.

L'assorbimento e il trasporto dell'acqua e dei soluti avvengono soprattutto per mwracapillarità e interessano tutta la superficie della pianta. In alcune specie sono presenti delle strutture per il trasporto dell'acqua, note come idroidi e leptoidi, analoghe ai tessuti vascolari mwrwxilema e mwsafloema ma comunque mai lignificati (quindi privi di funzione di sostegno) e meno efficaci nel trasporto idrico.cite-ref-ubc-4-1[4]

Al pari delle tracheofite, i muschi sono dotati di mwtgfoglie, in genere composte da un unico strato di cellule, dotate di mwtwcloroplasti, disposte radialmente attorno a un mwuafusticino.cite-ref-ubc-4-2[4]

I muschi possono essere divisi per forma di crescita in due grandi gruppi: mwvgacrocarpi e mwvwpleurocarpi. La distinzione è basata principalmente sulla posizione dello mwwasporofito: nei muschi acrocarpi gli sporofiti sono terminali, ossia, portati all'estremità dei fusticini. Nei pleurocarpi gli sporofiti sono su brevi rametti laterali. Inoltre le colonie di muschi acrocarpi sono generalmente poco ramificate e i singoli mwwqgametofiti hanno portamento eretto mentre i pleurocarpi hanno fusticini molto ramificati e con portamento per lo più strisciante.

I muschi possono essere distinti dalle epatiche (mwwwMarchantiophyta) e dalle antocerote (mwxaAnthocerotophyta) per una serie di caratteristiche mwxqgametofitiche e mwxgsporofitiche.cite-ref-ubc-4-3[4] Il ciclo ontogenetico delle briofite è mwywaplodiplonte, caratterizzato cioè dall'alternanza di due fasi, una mwzaaploide, il mwzqgametofito, che produce i mwzggameti, ed una mwzwdiploide, lo mwaasporofito, che produce le mwaqspore. Lo sporofito non è autonomo ma vive a spese del gametofito mwagfotosintetizzante. Da una mwawspora unicellulare mwbaaploide (mwbqmeiospora) si sviluppa lo stadio giovanile della pianta, il mwbgprotonema, con dimensioni diverse a seconda delle specie. Sul protonema, aploide, si formano delle gemme da cui si sviluppano i gametofiti che a maturità portano i mwbwgametangi (archegoni e anteridi) che contengono rispettivamente i mwcagameti femminili e maschili. Grazie alla presenza di acqua i gameti maschili raggiungono il gamete femminile rimasto all'interno dell'archegonio. Qui avviene la mwcqgamia con conseguente sviluppo dell'mwcgembrione mwcwdiploide. Dall'embrione, contenuto e nutrito nell'archegonio (che fa parte del gametofito) si sviluppa lo sporofito adulto di norma non autonomo.

Sullo sporofito, all'interno dello sporangio, avviene la mwdqmeiosi, con dimezzamento del numero mwdgcromosomico, e si originano le meiospore. In ambiente adatto le spore arrivano a mwdwgerminazione, dando il via al ripetersi del ciclo vitale.

Lo sporofito è generalmente formato da un mweqpiede, da una mwegseta e da una mwewcapsula:cite-ref-ubc-4-4[4]cite-ref-epos-5-1[5]

• Il mwhgpiede è una struttura inserita nel ventre dell'archegonio: la sua funzione è quella di permettere il passaggio delle sostanze nutrienti.
• La mwiaseta è un peduncolo non ramificato che consente lo sviluppo in altezza dello sporofito, favorendo la dispersione delle spore.
• La mwigcapsula è costituita essenzialmente dallo mwiwsporangio, al cui interno si formano le spore aploidi. Nei muschi la capsula può contenere qualche milione di spore. A maturità la capsula si apre con meccanismi a controllo generalmente mwjaigroscopico, rilasciando le spore da cui avrà inizio la successiva generazione. Lo sporangio è avvolto da una guaina protettiva detta mwjqcaliptra, originante dal ventre dell'archegonio, che si distacca quando lo sporangio è maturo, favorendo il rilascio delle spore. All'apice dello sporangio è presente un mwjgmwjwopercolo, che a maturità si distacca esponendo il mwkamwkqperistoma, una struttura formata da due anelli concentrici di denti che facilitano la dispersione delle spore. Sulla parete dello sporangio sono presenti degli mwkgstomi, strutture cellulari in grado di regolare gli scambi gassosi e limitare la mwkwtraspirazione, presenti anche nelle piante superiori.

Distribuzione e habitat

Il raggruppamento ha una mwlgdistribuzione cosmopolita essendo presenti in tutti i continenti, compresa l'mwlwAntartide.cite-ref-ubc-4-5[4]cite-ref-epos-5-2[5]

Anche se di struttura molto semplice, le briofite hanno sviluppato notevoli mwoqstrategie adattative che hanno permesso loro di colonizzare i più disparati mwoghabitat e sopravvivere nelle condizioni più estreme. Sono diffuse dagli ambienti fortemente illuminati a quelli in piena ombra, dagli ambienti aridi a quelli acquatici, con alcune specie che vivono sommerse, in mwowacqua dolce, anche a profondità notevoli. Nei mwpaclimi alpini e mwpqpolari, assieme ai mwpglicheni, costituiscono la vegetazione dominante. Nelle mwpwzone temperate sono una componente fondamentale del mwqasottobosco delle mwqqforeste, ma è nelle mwqgforeste tropicali che si osserva la maggiore mwqwbiodiversità. Nei mwraclimi aridi e semiaridi le specie crescono in zone dove si creano mwrqmicroclimi più favorevoli, come le fessure delle rocce o luoghi generalmente ombreggiati.

Requisito fondamentale per la crescita delle briofite è la presenza di mwrwacqua o comunque di condizioni di mwsaumidità. Alcune specie resistono in maniera particolare al disseccamento e alle alte temperature grazie ad una serie di mwsqadattamenti che consentono di ridurre l'mwsgevaporazione dell'acqua.

Le briofite sono mwtaorganismi pionieri in grado di colonizzare nuovi habitat, essendo capaci di crescere su substrati rocciosi nudi, avviando il processo di formazione del mwtqsuolo. Alcune specie, come le specie del genere mwtgmwtwFunaria, sono in grado di crescere su terreni bruciati dagli mwuaincendi.

Il mwugsubstrato di crescita preferito è rappresentato dal terreno, dove spesso le briofite crescono sui resti di loro precedenti generazioni o di altre piante; altri substrati comuni sono le rocce nude (mwuwepilitiche), tronchi e rami di albero (mwvaepifite), la superficie delle foglie (epifille).

Riproduzione sessuata e ciclo vitale

La fase dominante del ciclo vitale delle briofite è rappresentata dal mwwwgametofito. Questo è in grado di svolgere la mwxafotosintesi clorofilliana ed è quindi indipendente da un punto di vista nutrizionale. Lo mwxqsporofito può invece essere fotosintetico o meno: in ogni caso è sempre dipendente dal gametofito e rimane stabilmente attaccato ad esso.

Lo sporofito produce per mwxwmeiosi delle mwyaspore unicellulari mwyqaploidi (mwygmwywmeiospore). Queste spore possono restare mwzaquiescenti per lungo tempo prima in attesa delle condizioni ottimali per la germinazione. Al momento della germinazione dalle spore si sviluppa una struttura filamentosa e scarsamente differenziata detta mwzqprotonema. Successivamente dal protonema si sviluppa il gametofito adulto. Sul gametofito sono presenti delle strutture piliformi, uni- o pluricellulari, dette rizoidi. La funzione dei rizoidi è quella di ancorare il gametofilo al substrato. In molte specie i gametofiti sono mwzgmicorrizzaticite-ref-6[6].

Sul gametofito si differenziano gli organi sessuali o mw1agametangi. Il gametangio femminile è detto mw1qarchegonio mentre quello maschile è chiamato mw1ganteridio. Esistono briofite omotalliche o mw2amonoiche e briofite eterotalliche o mw2gdioiche. Nelle prime i gametofiti portano archegoni e anteridi sullo stesso individuo; nelle seconde esistono individui che portano l'archegonio ed altre che portano gli anteridi.

Nell'archegonio è contenuta una sola cellula uovo. L'archegonio ha la forma di un fiasco, con un collo allungato ed una base rigonfia detta mw3aventre: è in questa parte che è conservata la cellula uovo.

Nell'anteridio sono prodotti un grande numero di mw3ggameti maschili dotati di due flagelli. Alla maturità, i gameti maschili sono liberati e, sfruttando un velo d'acqua, raggiungono l'archegonio, attratti da stimoli di natura chimica. La necessità della presenza di un velo d'acqua per consentire la sopravvivenza del gamete maschile fuori dell'anteridio e durante il suo percorso fino all'archegonio è uno dei fattori che limitano la diffusione delle briofite ad ambienti umidi. Una volta giunti all'archegonio, i gameti maschili penetrano al suo interno attraverso il collo: il loro ingresso determina la produzione di una sostanza gelatinosa. Questa sostanza permette l'arrivo del gamete maschile nel ventre, dove ha luogo la mw3wfecondazione.

Lo mw4qzigote risultante dalla fecondazione ed il successivo mw4gembrione crescono nell'archegonio. Dall'embrione si sviluppa quindi lo sporofito adulto.

Di alcune specie di briofite non si conosce lo sporofito: si tratta probabilmente di specie che hanno perso la capacità di riprodursi per via sessuata.

Limiti

Nelle briofite ogni gametofito è aploide: ogni anno forma quindi gameti con mw5gcorredo genetico sempre identico. Nelle briofite omotalliche è molto probabile inoltre che i gameti maschili fecondino archegoni del medesimo gametofito generando sporofiti mw5womozigotici. Queste condizioni determinano una grande limitazione nella possibilità di insorgenza di nuovi caratteri: in questi casi l'unica possibilità di comparsa di nuovi caratteri è legata a mw6amutazioni spontanee.

Riproduzione asessuata

Le briofite possono riprodursi anche per mw6wvia asessuata (o agamica) per frammentazione del tallo o attraverso le mw7agemme. Queste ultime sono contenute, in alcune specie, in apposite strutture a forma di piccola scodella disposte sulla superficie del gametofito.

Testimonianze fossili

Le testimonianze fossili riconducibili alle Briofite sono molto poverecite-ref-7[7]. Una delle difficoltà maggiori nel riconoscimento delle briofite nei fossili è la mancata conservazione degli sporofiti e la somiglianza dei gametofiti ad alcune piante vascolari. La prima testimonianza fossile riconducibile a briofite è in rocce provenienti dall'[[Argentina]] e datate alla prima parte dell'[[Ordoviciano]] (488&#x2D;444 Ma). Si tratta di elementi simili a spore riconducibili alle epatiche<ref&#x3E;Archangelsky S. &#x26; L. Villar de Seone, 1996: ''Estudios palinologico de la formacion Baquero (Cretacico), provincia de Santa Cruz, Argentina''. Ameghiniana 35: 7&#x2D;19.</ref&#x3E;. Queste testimonianze sono considerate da alcuni studiosi come la più antica prova di presenza di piante terrestri<ref&#x3E;Vedi: http://www.uky.edu/KGS/education/geologictimescale.pdf (Verificato il 3 dicembre 2011).</ref&#x3E;. Le prime testimonianze di muschi risalgono al mw8wPermiano (mw9a299-251 Ma). La maggior parte dei fossili di briofite è riconducibile all'mw9qEocene (mw9g55,8-33,9 Ma). Si tratta di piante conservate in ambra con strutture molto simili a quelle attuali, tanto da permettere il riconoscimento di molte delle specie conservate. Analogo discorso per le briofite fossili risalenti al mw9wPaleogene e all'mw-aNeogene: anche in questo caso è possibile il riconoscimento della maggior parte delle speciecite-ref-8[8]. Le linee evolutive interne alle briofite sono quindi nate e stabilizzate in epoca molto antica.

Tassonomia

Classificazione tradizionale

La classificazione tradizionale includeva nella divisione mwaqaBryophyta (mwaqemwaqisensu lato):

• i muschi propriamente detti (classe mwaquBryopsida), con oltre mwaqy11000 specie, sono il gruppo più diffuso. Hanno mwaqctallo mwaqgcormoide con fusticino e foglioline spesso pluristratificate
• le epatiche (classe Marchantiopsida), con oltre mwaqs7000 specie, con predilezione per gli ambienti umidi. Mancano del protonema, hanno rizoidi unicellulari, capsula più semplice senza columella, tra le meiospore sviluppo degli elateri per favorire la dispersione delle spore.
• le antocerote (classe mwaq0Anthocerotopsida), con circa 200 specie. Hanno mwaq4tallo rugoso gametifitico, formato da sottili lamine, gametofito con cloroplasto e stomi, con piede che fora lo sporofito, non completamente autonomo.

Classificazione filogenetica

Nella moderna mwas0classificazione filogenetica le epatiche e le antocerote sono escluse dalla divisione Bryiophita ed elevate in divisioni a sé stanti, rispettivamente mwas4Marchantiophyta e mwas8Anthocerotophyta.

Secondo tale classificazione la divisione mwateBryophyta (mwatimwatmsensu stricto) comprende quasi mwatq12000 mwatuspecie suddivise in sei mwatyclassi:cite-ref-bn-1-1[1]cite-ref-9[9]

• Classe Takakiopsida mwauiGoffinet & W.R.Buck, 2004

• Takakiales mwauyS.Hatt. & Inoue ex R.M.Schust., 1963

• Takakiaceae mwauoM.Stech & W.Frey, 2008

• Classe mwauwSphagnopsida mwau0Schimp., 1857

• mwavaSphagnales mwaveLimpr., 1876

• mwavqSphagnaceae mwavuDumort., 1829
• Flatbergiaceae mwavgA.J.Shaw, 2010
• Ambuchananiaceae mwavsA.J.Shaw, 2010

• Classe mwav0Andreaeopsida mwav4Trevis., 1876

• mwaweAndreaeales mwawiLimpr., 1876

• mwawuAndreaeaceae mwawyDumort., 1829

• Classe Andreaeobryopsida mwawkGoffinet & W.R.Buck, 2004

• Andreaeobryales mwaw0B.M.Murray, 1988

• Andreaeobryaceae mwaxeSteere, 1976

• Classe Polytrichopsida mwaxqDoweld, 2001

• Oedipodiales mwaxgGoffinet & W.R.Buck, 2004

• Oedipodiaceae mwaxwSchimp., 1876

• mwax4Polytrichales mwax8Cavers, 1911

• mwayiPolytrichaceae mwaymSchwägr., 1830

• Tetraphidales mwayyCavers, 1911

• Tetraphidaceae mwayoSchimp., 1856

• Classe mwaywBryopsida mway0McClatchie, 1897

• Sottoclasse mwazaBuxbaumiidae mwazeDoweld, 2001

• mwazqBuxbaumiales mwazuCavers, 1911

• mwazgBuxbaumiaceae mwazkSchwägr., 1830

• Sottoclasse Diphysciidae mwazwOchyra, 2003

• Diphysciales mwaaaM.Fleisch., 1920

• Diphysciaceae mwaaqM. Fleisch., 1919

• Sottoclasse Gigaspermidae mwaacM.Stech & W. Frey, 2008

• Gigaspermales Goffinet et al., 2007

• Gigaspermaceae mwaa4A. Jaeger & Sauerb., 1879

• Sottoclasse Funariidae mwabeOchyra, 2003

• Disceliales mwabuIgnatov, Ignatova & Fedosov, 2016

• Disceliaceae mwabkSchimp., 1856

• Encalyptales mwabwDixon, 1932

• Encalyptaceae mwacaSchimp., 1856

• mwaciFunariales mwacmM.Fleisch., 1920

• mwacyFunariaceae mwaccSchwägr., 1830

• Sottoclasse Timmiidae mwacoOchyra, 2003

• Timmiales mwac4Ochyra, 2003

• Timmiaceae mwadiSchimp., 1856

• Sottoclasse Dicranidae mwaduDoweld, 2001

• Catoscopiales mwadkIgnatov & Ignatova, 2004

• Catoscopiaceae mwad0Boulay ex Broth., 1904

• Distichiales mwaeaD.Bell & Goffinet, 2023

• mwaemDistichiaceae mwaeqSchimp., 1860
• Timmiellaceae mwaecY. Inoue & H. Tsubota, 2014

• Flexitrichales mwaeoD.Bell & Goffinet, 2023

• Flexitrichaceae mwae4Ignatov & Fedosov ex D.Bell & Goffinet, 2023

• Scouleriales mwafeGoffinet & W.R. Buck, 2004

• Drummondiaceae mwafuGoffinet, 2000
• Hymenolomataceae mwafgIgnatov & Fedosov, 2016

• Bryoxiphiales mwafsÁ.Löve & D.Löve, 1953

• Bryoxiphiaceae mwaf8Besch., 1892

• Pseudoditrichales mwagiIgnatov & Fedosov, 2016

• Pseudoditrichaceae mwagySteere & Z. Iwats., 1975

• Grimmiales mwagkM.Fleisch., 1920

• mwagwGrimmiaceae mwag0Arn., 1825
• Ptychomitriaceae mwahaSchimp., 1860
• Seligeriaceae mwahmSchimp., 1856

• Archidiales mwahyLimpr., 1885

• Archidiaceae mwahoSchimp., 1856
• Leucobryaceae mwah0Schimp., 1856
• Micromitriaceae mwaiaSmyth ex Goffinet & Budke, 2011

• Pleurophascales mwaimGoffinet, 2023

• Pleurophascaceae mwaicBroth., 1906

• Mitteniales mwaioA.J.Shaw, 1985

• Mitteniaceae mwai4Broth., 1903

• Eustichiales mwajeGoffinet, 2023

• Eustichiaceae mwajuBroth., 1924

• Amphidiales mwajgD.Bell & Goffinet, 2023

• Amphidiaceae mwajwM.Stech, 2008

• Dicranales mwaj8M.Fleisch., 1920

• Aongstroemiaceae mwakmDe Not., 1869
• Bryowijkiaceae mwakyM. Stech & W. Frey, 2008
• Calymperaceae mwakkKindb., 1897
• Chrysoblastellaceae mwakwIgnatov & Fedosov, 2016
• mwak4Dicranaceae mwak8Schimp., 1856
• Dicranellaceae mwaliM.Stech, 2008
• Dicranellopsidaceae mwaluBonfim Santos, Siebel & Fedosov, 2023
• Fissidentaceae mwalgSchimp., 1856
• Hypodontiaceae mwalsM.Stech, 2008
• Octoblepharaceae mwal4A.Eddy ex M.Menzel, 1991
• Rhizogemmaceae mwameBonfim Santos, 2023
• Ruficaulaceae mwamqBonfim Santos & Fedosov, 2023
• Schistostegaceae mwamcSchimp., 1856
• Serpotortellaceae mwamoW.D.Reese & R.H.Zander, 1987
• Viridivelleraceae mwam0I.G. Stone, 1976

• Rhabdoweisiales mwanaD. Bell & Goffinet, 2023

• Rhabdoweisiaceae mwanqLimpr., 1886
• Rhachitheciaceae mwancH.Rob., 1964

• Sorapillales mwanoGoffinet, 2023

• Sorapillaceae mwan4M.Fleisch., 1908

• mwaoaDitrichales mwaoeD.Bell & Goffinet, 2023

• mwaoqDitrichaceae mwaouLimpr., 1887

• mwaocPottiales mwaogM.Fleisch., 1920

• mwaosPottiaceae mwaowHampe, 1853

• Bruchiales mwao8Goffinet, 2023

• Bruchiaceae mwapmSchimp., 1856

• Erpodiales mwapyGoffinet, 2023

• Erpodiaceae mwapoBroth., 1905

• Sottoclasse Bryidae mwap0Engl.,1892

• Superordine Bryanae mwaqeGoffinet & W.R.Buck, 2004

• Hedwigiales mwaquOchyra, 2003

• Hedwigiaceae mwaqkSchimp., 1856

• Splachnales mwaqwOchyra, 2003

• mwaq8Meesiaceae mwaraSchimp., 1856
• Splachnaceae mwarmGrev. & Arn., 1826

• Bartramiales mwaryM.Menzel, 1992

• Bartramiaceae mwaroSchwägr., 1830
• Helicophyllaceae mwar0Broth., 1907

• Bryales mwasaLimpr., 1876

• mwasmBryaceae mwasqRchb., 1828
• Leptostomataceae mwascSchwägr., 1830
• mwaskMniaceae mwasoSchwägr., 1830
• Phyllodrepaniaceae mwas0Crosby, 1970
• Pulchrinodaceae mwataD.Quandt, N.E.Bell & M.Stech, 2007
• Roellobryaceae mwatmOchyra, 2011

• Rhizogoniales mwatyGoffinet & W.R. Buck, 2004

• Calomniaceae mwatoKindb., 1899
• Rhizogoniaceae mwat0Broth., 1904

• Orthotrichales mwauaDixon, 1932

• Orthotrichaceae mwauqArn., 1825

• Orthodontiales mwaucN.E.Bell, A.E.Newton & D.Quandt, 2007

• Orthodontiaceae mwausGoffinet, 2000

• Aulacomniales mwau4N.E.Bell, A.E.Newton & D.Quandt, 2007

• Aulacomniaceae mwaviSchimp., 1860

• Superordine Hypnanae mwavuW.R.Buck, C.J.Cox, A.J.Shaw & Goffinet, 2005

• Hypnodendrales mwavkN.E.Bell, A.E.Newton & D.Quandt, 2007

• Braithwaiteaceae mwav0N.E.Bell, A.E.Newton & D.Quandt, 2007
• Racopilaceae mwawaKindb., 1898
• Pterobryellaceae mwawmW.R.Buck & Vitt, 1986
• Spiridentaceae mwawyBroth., 1905

• Ptychomniales mwawkW.R.Buck, C.J.Cox, A.J.Shaw & Goffinet, 2005

• Orthorrhynchiaceae mwaw0S.H.Lin, 1983
• Rhabdodontiaceae mwaxaMishler, N.E.Bell & P.J.Dalton, 2019
• Ptychomniaceae mwaxmM.Fleisch., 1908
• Hypopterygiales mwaxyGoffinet, 2019
• Hypopterygiaceae mwaxkMitt., 1859

• Hookeriales mwaxwM.Fleisch., 1920

• Saulomataceae mwayaW.R.Buck, C.J.Cox, A.J.Shaw & Goffinet, 2005
• Daltoniaceae mwaymSchimp., 1860
• Schimperobryaceae mwayyW.R.Buck, C.J.Cox, A.J.Shaw & Goffinet, 2005
• Hookeriaceae mwaykSchimp., 1856
• Leucomiaceae mwaywBroth., 1908
• Callicostaceae mway8H.A.Crum, 1984

• mwazeHypnales mwaziW.R.Buck & Vitt, 1986

• Rutenbergiaceae mwazyM.Fleisch., 1908
• Trachylomataceae mwazkW.R.Buck & Vitt, 1986
• Rhizofabroniaceae mwazwHuttunen, Ignatov, D.Quandt & Hedenäs, 2013
• mwaz4Fontinalaceae mwaz8Schimp., 1856
• Climaciaceae mwa0iKindb., 1897
• mwa0qAmblystegiaceae mwa0uKindb., 1885
• mwa0cScorpidiaceae mwa0gIgnatov & Ignatova, 2004
• mwa0oCalliergonaceae mwa0sVanderp., 2002
• Helodiaceae mwa04Ochyra, 1989
• Leskeaceae mwa1eSchimp., 1856
• Pseudoleskeaceae mwa1qSchimp., 1860
• Pseudoleskeellaceae mwa1cIgnatov & Ignatova, 2004
• Thuidiaceae mwa1oSchimp., 1860
• Regmatodontaceae mwa10Broth., 1908
• Hydropogonellaceae mwa2aB.H.Allen, 2018
• Stereophyllaceae mwa2mW.R.Buck & Ireland, 1985
• Brachytheciaceae mwa2ySchimp., 1876
• Meteoriaceae mwa2kKindb., 1897
• Myriniaceae mwa2wSchimp., 1876
• Fabroniaceae mwa28Schimp., 1856
• Stereodontaceae mwa3iHedenäs, Schlesak & D.Quandt, 2018
• Callicladiaceae mwa3uJan Kučera & Ignatov, 2019
• Pylaisiaceae mwa3gSchimp., 1860
• Taxiphyllaceae mwa3sIgnatov, 2012
• Hypnaceae mwa34Schimp., 1856
• Catagoniaceae mwa4eW.R.Buck & Ireland, 1985
• Pterigynandraceae mwa4qSchimp., 1876
• Hylocomiaceae mwa4cM.Fleisch., 1920
• Rhytidiaceae Broth., 1925
• Symphyodontaceae mwa4wM.Fleisch., 1923
• Habrodontaceae mwa48Schimp., 1860
• mwa5ePlagiotheciaceae mwa5iM.Fleisch., 1912
• Entodontaceae mwa5uKindb., 1897
• Jocheniaceae mwa5gJan Kučera & Ignatov, 2019
• Pylaisiadelphaceae mwa5sGoffinet & W.R.Buck, 2004
• Sematophyllaceae mwa54Broth., 1905
• Cryphaeaceae mwa6eSchimp., 1856
• Prionodontaceae mwa6qBroth., 1905
• Leucodontaceae mwa6cSchimp., 1856
• Antitrichiaceae mwa6oIgnatov & Ignatova, 2004
• Pterobryaceae Kindb., 1897. (Kindberg 1896)
• Phyllogoniaceae mwa68Kindb., 1898
• Lepyrodontaceae mwa7iBroth., 1906
• Neckeraceae mwa7uSchimp., 1856
• Orthostichellaceae mwa7gEnroth et al., 2019
• Echinodiaceae mwa7sBroth., 1909
• Heterocladiellaceae mwa74Ignatov & Fedosov, 2019
• Acrocladiaceae mwa8eTangney, D.Quandt, Huttunen & M.Stech, 2010
• Lembophyllaceae mwa8qBroth., 1906
• Myuriaceae mwa8cBroth. ex M.Fleisch., 1923
• Anomodontaceae mwa8oKindb., 1897
• Miyabeaceae mwa80Enroth, S.Olsson, Buchb., Hedenäs, Huttunen & D.Quandt, 2009
• Theliaceae mwa9aM.Fleisch., 1922
• Microtheciellaceae mwa9mH.A.Mill. & A.J.Harr., 1977

Esistono due probabili ipotesi sulla storia mwa9uevolutiva delle piante terrestri:

Secondo la prima ipotesi, le mwa90epatiche furono le prime a divergere, seguite dalle mwa94antocerote, mentre i muschi sono relativamente più vicini al gruppo delle polisporangiate. Nel secondo schema sono invece le antocerote a divergere per prima, seguite dalle mwa-apiante vascolari, mentre muschi ed epatiche sono filogeneticamente più vicini.

Le briofite in Italia

Secondo le più recenti check-listcite-ref-10[10]cite-ref-11[11] la flora italiana comprende mwa-s1130 briofite. La particolare ricchezza di questa flora è evidente se si considera che in Europa sono segnalate mwa-w1690 briofitecite-ref-12[12]. La particolare ricchezza della flora briologica italiana è dovuta alla sua posizione geografica ed alla variabilità dei suoi ambienti.

Esiste (o esisteva) il reliquato di una mwa-ispecie fossile, presente sino all'mwa-multima glaciazione: la mwa-qmwa-uPaludella squarrosa, nella palude di mwa-ySanta Caterina di Valfurva. Sino ai primi mwa-canni ottanta essa era presente su una superficie di qualche metro quadrato, in mezzo agli mwa-gsfagni. Da quegli anni non se ne ha più notizia, ma l'edilizia turistica che è avanzata occupando la mwa-kpalude può aver ormai cancellato definitivamente la sua esistenza.cite-ref-13[13]

Note

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cite-note-22. Questi cordoni sono formati da cellule mancanti a maturità di protoplasma e circondate da altre cellule con nuclei degenerati e pareti trasversali perforate.
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cite-note-66. Per approfondire la relazione funghi/briofite vedi: Pressel S., Bidartondo M. I., Ligrone R. & J. G. Duckett, 2009: Fungal symbyoses in bryophytes: New insights in the Twenty First Century. Phytotaxa 9: 238-253. Consultabile all'indirizzo: mwbd4http://www.mapress.com/phytotaxa/content/2010/f/pt00009p253.pdf (Verificato il 4 dicembre 2011).
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Voci correlate

• mwbjkSphagnum
• mwbjsBryum

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Collegamenti esterni

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• mwbkqRepertorio della flora italiana protetta, su minambiente.it (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2011).